TL;DR: Il 38% delle pagine del 2013 esaminate dal Pew Research Center non era più accessibile dieci anni dopo. Il bianco: nell’ottobre 2025, Internet Archive ha celebrato mille miliardi di pagine conservate. Non abbiamo salvato tutto, ma abbiamo dimostrato che la memoria digitale non deve dipendere soltanto dalla sopravvivenza dei siti originali. [pewresearch.org], [blog.archive.org]
Quando ho raccontato la visita al MuPIn, il Museo Piemontese dell’Informatica, sono partito dalle macchine: oggetti che qualcuno aveva deciso di conservare, recuperare e rendere comprensibili anche a chi non li aveva mai usati. Quella visita, raccontata in La macchina da scrivere senza tastiera e i quarant’anni di informatica ritrovati al MuPIn, mi offre oggi un’altra domanda.
Chi sta conservando quello che abbiamo fatto con quelle macchine?
Non penso soltanto ai grandi programmi o alle invenzioni famose. Penso alle pagine personali, ai racconti delle associazioni, alle istruzioni, agli articoli e alle discussioni che ci aiutano a ricostruire un’epoca.
Un computer conservato in un museo ci ricorda che il passato ha bisogno di qualcuno che se ne occupi. Perché dovremmo aspettarci che sul web accada automaticamente?
Questo è il nero e il bianco di oggi: la memoria che si perde e il lavoro concreto di chi prova a salvarla.
Il nero: quanto del web abbiamo già perso?
Nello studio pubblicato il 17 maggio 2024, il Pew Research Center ha rilevato che il 25% delle pagine campionate fra il 2013 e il 2023 non era più accessibile nell’autunno 2023. Per le sole pagine del 2013, la quota saliva al 38%. Sono risultati riferiti a quel campione e a quel periodo, non una misurazione del web del 2026.[pewresearch.org], [pewresearch.org]
La ricerca ha utilizzato pagine raccolte da Common Crawl, un archivio che acquisisce periodicamente contenuti del web. I ricercatori hanno poi verificato se gli indirizzi selezionati fossero ancora raggiungibili. Non hanno quindi contato genericamente i siti “vecchi”: hanno controllato pagine che risultavano esistenti in momenti precedenti. [pewresearch.org]
Un dettaglio mi sembra particolarmente importante: nel campione complessivo, il 16% delle pagine era diventato inaccessibile pur appartenendo a un dominio ancora funzionante; un altro 9% non era raggiungibile perché non funzionava più l’intero dominio. Un sito può dunque restare online mentre perde pezzi della propria storia.[pewresearch.org]
E il problema non riguarda soltanto gli angoli dimenticati della rete:
| Ambito esaminato | Risultato della ricerca |
|---|---|
| Pagine di siti di informazione | Il 23% conteneva almeno un collegamento interrotto. |
| Pagine di siti governativi statunitensi | Il 21% conteneva almeno un collegamento interrotto. |
| Pagine di Wikipedia in inglese | Il 54% conteneva almeno un collegamento non più accessibile nella sezione dei riferimenti. |
Dati del rapporto del maggio 2024, relativi ai campioni e alle verifiche descritti dagli autori. Le percentuali indicano pagine con almeno un collegamento interrotto, non la quota di tutti i collegamenti perduti. [pewresearch.org]
Il termine tecnico è link rot: il deterioramento dei collegamenti. Io lo traduco così: la nota a piè di pagina è ancora lì, ma la porta che dovrebbe aprire non conduce più da nessuna parte.
Perché un collegamento interrotto è più di un fastidio?
Per me, perdere una fonte significa rendere più difficile controllare il percorso che porta a un’affermazione. Lo studio non misura quanta conoscenza sia stata cancellata definitivamente da ogni possibile archivio: misura l’inaccessibilità delle pagine agli indirizzi verificati. La distinzione è essenziale, perché una copia potrebbe essere stata conservata altrove.[pewresearch.org], [pewresearch.org]
Non voglio trasformare ogni errore di caricamento in una tragedia culturale. Una pagina può essere poco importante, duplicata o superata.
Ma non mi convince neppure l’idea opposta: che tutto ciò che conta verrà conservato spontaneamente da qualcun altro.
Come autore, considero i riferimenti parte del testo. Se scrivo che una ricerca dimostra qualcosa, vorrei che il lettore potesse arrivare alla ricerca, non soltanto fidarsi di me. Quando quel percorso si interrompe, il mio articolo perde una parte della propria verificabilità.
È qui che la memoria digitale smette di essere una questione da nostalgici. Non riguarda soltanto il piacere di rivedere un vecchio sito. Riguarda la possibilità di tornare alle fonti.
Il bianco: che cosa hanno salvato mille miliardi di pagine?
Il 22 ottobre 2025, Internet Archive ha celebrato il traguardo di mille miliardi di pagine conservate e consultabili attraverso la Wayback Machine. È un risultato annunciato dall’organizzazione stessa: non significa che tutto il web sia stato archiviato, ma documenta un lavoro di conservazione iniziato nel 1996 e sviluppato con biblioteche e partner.[blog.archive.org]
La Wayback Machine permette di cercare un indirizzo web e consultare le versioni archiviate disponibili, scegliendo fra le date delle acquisizioni. Non è semplicemente un elenco di vecchi collegamenti: consente di visitare copie conservate dei siti. [help.archive.org]
È questo il bianco che mi interessa.
Non una promessa secondo cui, prima o poi, la tecnologia risolverà il problema. Un’infrastruttura che esiste e che ha già conservato una quantità enorme di materiale.
Nella pagina dedicata al traguardo, Internet Archive presenta utilizzi che vanno dalla ricerca accademica al giornalismo investigativo, fino al recupero di documentazione personale. Sono esempi raccontati dall’organizzazione, non una valutazione indipendente del servizio; mostrano però che l’archiviazione può avere conseguenze molto concrete. [blog.archive.org]
Io ci vedo una parentela con il museo: qualcuno raccoglie ciò che il presente rischia di scartare, perché domani possa ancora essere interrogato.
La memoria del web è finalmente al sicuro?
No: la documentazione della Wayback Machine chiarisce che non vengono raccolti tutti i siti e che alcune pagine possono mancare. Inoltre, contenuti dinamici e funzioni che richiedono interazione con il server originale possono non funzionare nella copia archiviata. Conservare una pagina non equivale necessariamente a conservare un’applicazione completa.[help.archive.org]
Questa precisazione non riduce il valore del risultato. Gli dà una misura credibile.
Il bicchiere mezzo pieno non richiede di fingere che l’altra metà non esista. Posso riconoscere un successo e, nello stesso momento, ricordare che non costituisce una garanzia universale.
Per questo non considererei un archivio pubblico del web come il piano di recupero del sito della mia azienda. Lo vedrei come una risorsa complementare, preziosa ma distinta dalle copie e dalle responsabilità che scelgo di gestire direttamente.
Che cosa suggerisco a chi pubblica, anche in una piccola impresa?
Il mio consiglio è trattare la conservazione come una scelta editoriale e organizzativa, non come un effetto automatico della pubblicazione. Per i contenuti pubblici, la funzione Save Page Now consente di richiedere il salvataggio di una singola pagina; la documentazione precisa che non archivia automaticamente l’intero sito né tutte le pagine collegate.[help.archive.org]
Per un blog, un’associazione o una PMI italiana, partirei da queste domande:
- Quali contenuti voglio conservare? Sceglierei esplicitamente articoli, progetti e documentazione pubblica importanti.
- Dove tengo gli originali? Non affiderei l’unica copia al sito pubblicato.
- Le fonti sono ancora raggiungibili? Inserirei un controllo dei collegamenti nella manutenzione editoriale.
- La copia archiviata è utilizzabile? La aprirei, senza presumere che il salvataggio abbia conservato ogni elemento.
- Che cosa non deve diventare pubblico? Terrei documenti interni e informazioni riservate fuori da qualsiasi iniziativa di archiviazione pubblica.
Sono proposte di metodo, non una procedura di conservazione certificata. Il punto, per me, è semplice: decidere prima che cosa merita di restare, invece di scoprirlo quando non c’è più.
Dove vedo il bicchiere mezzo pieno?
Il nero è documentato: una parte delle pagine esaminate non era più raggiungibile, e molti riferimenti conducevano a collegamenti interrotti. Il bianco è altrettanto concreto: esiste un lavoro collettivo che ha conservato mille miliardi di pagine. Non sono due numeri da sottrarre, perché misurano cose diverse. Sono un problema e una risposta reale. [pewresearch.org], [blog.archive.org]
Al museo avevo raccontato le macchine e il lavoro di chi le custodisce. Qui mi interessa lo stesso gesto, applicato a qualcosa che non posso appoggiare su uno scaffale.
Non voglio conservare il passato perché penso che fosse tutto migliore. Vorrei conservarlo per poterlo capire, discutere e, quando serve, contraddire.
Il web dimentica. La buona notizia è che ricordare può ancora essere una scelta collettiva.
Domande frequenti
Il 38% del web è scomparso?
No. Il 38% riguarda le pagine del 2013 incluse nel campione del Pew Research Center e risultate inaccessibili dieci anni dopo. Non è una percentuale riferita a tutto il web attuale. [pewresearch.org]
Che cosa permette di fare la Wayback Machine?
Permette di consultare versioni archiviate di siti web, cercando un indirizzo e scegliendo fra le acquisizioni disponibili. La presenza e la completezza delle copie non sono garantite per ogni sito. [help.archive.org]
Posso salvare tutto il mio sito con Save Page Now?
La funzione descritta nella guida salva una singola pagina, non avvia l’archiviazione completa del sito e non salva automaticamente le destinazioni dei collegamenti presenti. Esistono inoltre pagine per le quali il salvataggio non funziona. [help.archive.org]
Riferimenti
Fonti aperte e controllate il 27 ottobre 2026. I dati storici sono mantenuti nei rispettivi periodi di riferimento.
- A, ricerca: Pew Research Center, When Online Content Disappears, 17 maggio 2024.
- A, metodologia: Pew Research Center, Methodology, 17 maggio 2024.
- B, fonte primaria dell’organizzazione: Internet Archive, Celebrating 1 Trillion Web Pages Archived, evento del 22 ottobre 2025.
- B, documentazione ufficiale: Wayback Machine General Information, data di aggiornamento non indicata nella pagina consultata.
- B, documentazione ufficiale: Save Pages in the Wayback Machine, data di aggiornamento non indicata nella pagina consultata.
- C, continuità editoriale: La macchina da scrivere senza tastiera e i quarant’anni di informatica ritrovati al MuPIn, presente nell’archivio editoriale allegato. Il contenuto è stato letto nell’esportazione; la pagina pubblica non è risultata recuperabile durante questa verifica.

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