TL;DR — La mostra “Monaco et l’Automobile, de 1893 à nos jours” al Grimaldi Forum racconta 130 anni di automobilismo, dalla prima auto a benzina funzionante al mondo fino al rover lunare di Venturi Space. Camminandoci dentro ho capito una cosa che si applica anche agli agenti AI: l’automazione non arriva mai tutta insieme — si toglie un pezzo di controllo alla volta, e ogni pezzo tolto richiede una nuova forma di fiducia.
Ero a Roquebrune-Cap-Martin per staccare, non per lavorare. Poi ieri sono entrato al Grimaldi Forum per curiosità, mi sono trovato davanti a una Bugatti 35B del 1929 e a un rover lunare nella stessa sala, e la vacanza si è complicata: ho passato il resto del pomeriggio a fare foto ai pannelli esplicativi invece che alle macchine. Non è la prima volta che mi capita di vedere un tema di lavoro dove non me lo aspetto — ma raramente il collegamento è stato così diretto.
Perché Monaco ha scelto il 1893 come punto di partenza della propria identità automobilistica
Monaco fa iniziare la propria storia automobilistica nel 1893, l’anno in cui una Panhard & Levassor Type P2D arrivò nel Principato — indicata dal comunicato della mostra come la più antica automobile a benzina ancora funzionante al mondo. Non è un dettaglio da museo: è la scelta di un punto zero preciso da cui far partire un racconto di 130 anni.
Da quel momento Monaco non ha più smesso di trattare l’automobile come simbolo di modernità: i primi concorsi d’eleganza attorno al Casinò dal 1897, il Rallye Monte-Carlo creato nel 1911, il primo Gran Premio nel 1929 — vinto dalla Bugatti 35B, esposta in originale, non una replica. Il curatore Rodolphe Rapetti, già curatore de “L’Art de l’automobile” con la collezione Ralph Lauren a Parigi nel 2011, ha insistito perché in mostra ci fossero le vetture reali che hanno corso e vinto, non ricostruzioni. È una scelta che cambia l’esperienza: non guardi la storia, cammini dentro gli oggetti che l’hanno fatta.
Come si è passati dal cruise control del 1957 ai livelli SAE di guida autonoma di oggi
Il primo vero “pezzo di autonomia” ceduto dal guidatore alla macchina non è recente: il cruise control debutta nel 1957 sulla Chrysler Imperial, inventato nel 1945 dall’ingegnere non vedente Ralph Teetor. Da lì in avanti, ogni decennio ha tolto un compito in più al conducente — non tutti insieme, uno alla volta.
La classificazione SAE oggi formalizza questo percorso in sei livelli, dal Livello 0 (nessuna automazione, controllo umano totale) fino al Livello 5 (autonomia completa, nessun intervento umano richiesto). Tra i due estremi ci sono livelli intermedi in cui il sistema gestisce alcune funzioni ma il guidatore resta responsabile della supervisione — è la fascia in cui vive la maggior parte delle auto vendute oggi. La cosa che mi ha colpito, guardando le vetture da corsa esposte, è che il motorsport ha sempre fatto l’esatto contrario dell’auto stradale: in pista l’automazione si toglie, non si aggiunge, perché la vittoria dipende dal pilota, non dal sistema. Sono due filosofie opposte convissute per un secolo nello stesso oggetto.
| Livello | Chi controlla | Esempio |
|---|---|---|
| 0 | Guidatore, sempre | Auto anni ’30 in mostra (Bugatti 35B) |
| 1-2 | Guidatore + assistenza parziale | Cruise control adattivo, ADAS |
| 3-4 | Sistema, con supervisione umana richiesta in certi contesti | Guida autonoma condizionata |
| 5 | Sistema, nessun intervento umano | Non ancora in produzione di massa |
Cosa cambia quando un’auto smette di chiedere il permesso a chi guida
Ogni salto di livello nella guida autonoma non è solo tecnico, è un salto di fiducia: il conducente deve accettare che una decisione presa da un sistema, non da lui, possa essere quella giusta. Lo stesso identico salto lo vivo ogni volta che do più autonomia a un agente Copilot Studio — la differenza è che nel traffico l’errore si vede subito, in un agente aziendale a volte no.
Ho scritto altrove che un agente utile non è quello che risponde bene in demo, ma quello che può stare in produzione con supervisione, audit, possibilità di rollback. Vedere la stessa logica applicata a un’auto — dal Livello 2 in su serve sempre un modo per il sistema di “passare la mano” al guidatore quando non è sicuro — mi ha confermato che non è una specificità del software aziendale: è la condizione minima di qualunque automazione che vuole essere presa sul serio, che si tratti di un’auto o di un agente che elabora dati sensibili.
Perché la mostra arriva fino al rover lunare di Venturi Space
La mostra non si ferma al passato: include una monoposto Venturi di Formula E e un riferimento al rover lunare Mona Luna di Venturi Space, progettato per operare al Polo Sud della Luna entro il 2030. È la stessa azienda monegasca, guidata da Gildo Pastor, che nel 2004 fece la prima auto sportiva 100% elettrica al mondo.
Il dettaglio che mi ha colpito di più, cercando informazioni su questo rover dopo la visita, è che i rover di missione Venturi Space destinati alla Luna sono pensati per essere comandati direttamente dalla Terra, non per operare in piena autonomia. Non è un limite tecnico provvisorio in attesa di essere superato: è una scelta di design, perché su un terreno sconosciuto e in condizioni estreme (temperature da -240°C a +130°C) un errore non corretto in tempo può significare la fine della missione. La mostra, senza dirlo esplicitamente, mette in fila 130 anni di una stessa domanda: quanto controllo sei disposto a cedere, e a quali condizioni.
Cosa mi ha colpito, da maker di agenti AI, camminando tra 130 anni di autonomia tolta un pezzo alla volta
La lezione che mi porto a casa è che “autonomia” non è un traguardo binario, ma una serie di piccole cessioni di controllo, ciascuna delle quali richiede una nuova architettura di fiducia — governance, supervisione, capacità di intervenire quando qualcosa va storto. Vale per un’auto del 1929 quanto per un rover lunare del 2030, quanto per un agente Copilot Studio che gestisco oggi.
Quello che spesso manca, nel dibattito sugli agenti AI aziendali, è proprio questa prospettiva storica: pensiamo che il problema della governance sia nuovo perché la tecnologia è nuova, mentre l’industria automobilistica lo affronta da 130 anni, un livello di automazione alla volta. Non è un caso che il rover più ambizioso di Venturi resti comandato da Terra: la fiducia nell’autonomia si guadagna a piccoli passi verificabili, non si concede tutta insieme.
Implicazioni pratiche: cosa può imparare chi lavora con agenti AI da 130 anni di storia dell’auto
Per chi progetta o gestisce agenti AI in azienda, la lezione più pratica è resistere alla tentazione di saltare livelli. Un’auto non passa dal Livello 0 al Livello 5 in un aggiornamento software, e un agente non dovrebbe passare da “risponde a domande semplici” a “esegue transazioni autonome” senza tappe intermedie verificate — esattamente come i livelli SAE intermedi esistono per una ragione.
L’opportunità concreta per una PMI italiana è pensare alla propria roadmap di automazione AI per livelli espliciti, non per salti di fiducia impliciti: prima un agente che suggerisce, poi uno che agisce con conferma umana, infine — solo se i dati lo giustificano — uno che agisce in autonomia su un perimetro ristretto. L’hype da evitare è la promessa dell’agente “che fa tutto da solo”: anche il rover più avanzato pensato per la Luna, nel 2026, resta comandato dalla Terra per scelta, non per limite.
La guida autonoma di Livello 5 esiste già in produzione di massa?
No. Nel 2026 la maggior parte dei veicoli venduti si colloca nei livelli SAE 1-2 (assistenza parziale con guidatore sempre responsabile); alcuni sistemi di Livello 3-4 sono in test o disponibili in contesti limitati, ma l’autonomia completa di Livello 5, senza alcun intervento umano possibile, non è ancora una realtà commerciale diffusa.
Perché il rover lunare di Venturi Space non è completamente autonomo?
Perché operare su un terreno sconosciuto, in condizioni estreme di temperatura e senza possibilità di riparazione, rende rischiosa un’autonomia totale non supervisionata. Il comando diretto dalla Terra permette di intervenire e correggere in tempo reale, riducendo il rischio di un errore irreversibile durante la missione.
Cosa lega la storia dell’automobile alla governance degli agenti AI aziendali?
Entrambe affrontano lo stesso problema: cedere controllo a un sistema richiede una nuova forma di fiducia verificabile, non un atto di fede. I livelli SAE per le auto e i principi di supervisione, audit e rollback per gli agenti AI rispondono alla stessa esigenza con strumenti diversi.
Quando è stata inaugurata la mostra “Monaco et l’Automobile” e fino a quando è visitabile?
La mostra è aperta al Grimaldi Forum Monaco dal 1° luglio al 6 settembre 2026, su una superficie di 4.000 metri quadri, con oltre 50 veicoli storici e contemporanei legati alla storia automobilistica del Principato.
Conclusioni
Non mi aspettavo di trovare un tema di lavoro dentro una mostra di auto d’epoca, ma alla fine il filo è lo stesso che tesso da mesi scrivendo di agenti Copilot Studio: l’autonomia non si concede tutta insieme, si guadagna un livello alla volta, e ogni livello richiede una fiducia costruita su prove verificabili, non su promesse. Se un’azienda automobilistica ci ha messo 130 anni a passare dal cavallo al rover comandato da remoto, forse vale la pena essere pazienti anche con i propri agenti AI — e sospettosi di chiunque prometta di saltare i livelli intermedi.
Riferimenti
- Grimaldi Forum Monaco / VisitMonaco. (2026). Monaco et l’Automobile, de 1893 à nos jours [comunicato ufficiale mostra]. — Livello A — consultato il 04/08/2026.
- Piazzolla, G. (2026). Mostra auto d’epoca a Monaco: al Grimaldi Forum la storia che unisce il Principato alle corse. Moda & Motori Magazine. — Livello B — consultato il 04/08/2026.
- alVolante.it. (2023, 3 gennaio). Cruise Control: cos’è, a cosa serve, come funziona e differenze con adattivo. — Livello B — consultato il 04/08/2026.
- Gimena, F. (2025, 3 marzo). Dalla guida assistita alla guida autonoma: tutti i livelli di guida. Motori.it. — Livello B — consultato il 04/08/2026.
Fonti verificate al 04/08/2026.
Link interni:
Copilot Studio: da agente personale ad agente aziendale
Dal Copilot Studio Kit al Copilot Agent Kit: perché Microsoft sta preparando l’era industriale degli agenti
Le Skill diventano moduli: come cambia davvero il modo di progettare agenti in Copilot Studio

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